I ministeri iniziano a risparmiare. Che il sentore del malessere dei cittadini e dei contribuenti abbia alzato la voce e le grida siano giunte sino agli alti piani della politica? È la Corte dei Conti che ha deciso di mettere al corrente il Governo del grave ammanco di 5,3 milioni di euro. Certo è che, in tempi neri per l’economia mondiale, i ministeri hanno deciso di comune accordo – o forse sotto pressione della finanziaria di Tremonti, che è davvero un mago nei tagli – di risparmiare su quanto è possibile (sul necessario e sul superfluo, ma si dovrebbe fare molto meglio: iniziare a tagliare gli stipendi da capogiro, per esempio), così che al governo resti qualche soldo in più da investire in qualche attività utile al cittadino, o almeno si spera. Col freddo incombente, i ministeri iniziano a congelare le spese appunto, e non a caso: il primo risparmio si ha sul riscaldamento degli ambienti. Specie le donne che prestano servizio, dovranno rinunciare a una scollatura e preferire una maglia più casta. È stata una circolare, siglata proprio dal Ministro dell’Economia Tremonti, ad annunciare il periodo di morigeratezza prossimo venturo. Tra i tagli previsti non solo i riscaldamenti, ma anche la corrente elettrica, la carta disponibile e impiegata per le relazioni e le pubblicazioni che potrebbe benissimo essere soppiantata dalle e-mail, strumento di comunicazione veloce, sicuro, affidabile ed economico; previsti ma di difficile concezione ed applicazione, l’uso dei telefonini e delle “auto blu”. Questi provvedimenti servono per predisporre i bilanci di spesa per il prossimo anno, e prevedono anche un taglio nelle dipendenze: si sfoltiscono il numero dei membri degli organi collegiali e i dirigenti di alta fascia, che verranno ridotti da un 20% a un15%. Ma ogni dieci licenziamenti o pensionamenti, ci sarà una sola nuova assunzione, con gravi ripercussioni sull’occupazione, che dovrebbe essere tra le priorità del Paese.
Tempi duri per il commercio estero: a settembre, secondo i dati diffusi dal bollettino Istat, il saldo e' risultato negativo per 2.586 milioni di euro, in aumento rispetto al disavanzo di 1.498 milioni dello stesso mese del 2007. Il saldo commerciale dell'Italia con i Paesi Ue, sempre a settembre, è invece risultato positivo per 690 milioni di euro, in aumento rispetto all'attivo di 607 milioni di euro rilevato nello stesso mese del 2007, con le esportazioni cresciute del 5,7% e le importazioni del 5,4%. I dati dell’Istat mettono in risalto non tanto i dati nominali sull'interscambio di settembre e dei primi nove mesi dell'anno e che evidenziano l’intervento pesante dell’inflazione, quanto i dati reali sui volumi scambiati ad agosto e nei primi otto mesi dell'anno condizionati dal freno generale dei consumi e del peso della crisi. L'export riesce a mantenersi, ma i timori per il futuro non mancano; si deve sempre sperare che il rinomato mercato del “made in Italy”, soprattutto per quanto riguarda abbigliamento, accessori, gastronomia abbia sempre una marcia in più e una valutazione positiva da parte dei mercati esteri che, si sa, apprezzano queste produzioni. La crisi economica mondiale comunque farà sentire i suoi strascichi anche in questi comparti produttivi italiani: le loro vendite saranno inferiori alle cifre attuali e del passato, soprattutto per quanto riguarda i maggiori acquirenti come Stati Uniti, Giappone e Germania. Con questi dati, si sente il peso anche della bassa crescita in cui l’Italia è investita sin da troppo tempo: i ritmi di evoluzione sono troppo bassi per non dire regressivi, a discapito anche della competitività internazionale e che rischia di escludere l’Italia da ogni tipo di commercio transnazionale sia in importazione che esportazione. Preoccupano infatti sia la caduta della domanda dall'estero sia quella delle importazioni di beni strumentali allo svolgimento di attività produttive. Si fanno sempre più stringenti misure adeguate da parte del Governo a favore di iniziative che concretamente rilancino l’economia, i consumi, e mettano soldi nelle tasche dei cittadini e delle imprese, piuttosto che provvedimenti provvisori e spesso dal fallace beneficio o che portano un giovamento di breve durata.
Nelle ultime settimane l'Euribor ha subito un calo ben superiore ai 100 punti base, che vuol dire che quelli che stanno restituendo un mutuo a tasso variabile troveranno una piacevole sorpresa quando saranno informati della prossima rata, ovvero quella di novembre. Lo scenario che si prospetta dando una occhiata al trend dell'Euribor (prendendo anche in considerazione il livello dei tassi interbancari che viaggiano ancora a premio rispetto al tasso di riferimento della Bce, che e' pari al 3,25%), permette quindi di ipotizzare che per il prossimo anno le rate possano continuare a diminuire. Una idea, questa qui, rafforzata anche dalle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal governatore della Bce Jean Claude Trichet, il quale non ha escluso, anche a breve, un nuovo taglio al costo del denaro (cioè ai tassi). In questo caso la quota interessi da pagare su un mutuo variabile verrebbe ulteriormente ridimensionata. Un effetto che potrebbe proseguire per i mesi a venire, considerando che spirano i venti freddi della recessione e che i banchieri saranno costretti a foraggiare l'economia con un basso costo del denaro, dal quale anche le famiglie potranno trarre giovamento.
Novità, poi, nel campo del settore finanziario a livello immobiliare. E’ in arrivo, infatti, anche nel nostro Paese il cosiddetto piano di risparmio edilizio. Questa pratica del risparmio edilizio debutta su iniziativa dell'istituto di credito tedesco con il mutuo Light. Tale soluzione consente ai giovanissimi di iniziare con il deposito dei propri risparmi per puntare in un secondo tempo ad ammortizzare le rate del mutuo sfruttando la rivalutazione dei propri risparmi. Questo prodotto lanciato sul mercato consentirebbe, secondo gli esperti, al cliente di sottoscrivere un normale piano di risparmio acquisendo contemporaneamente il diritto di ottenere un mutuo a un tasso fisso predeterminato al momento della firma del contratto. La nuova pratica consiste, di fatto, in un finanziamento a tasso fisso e rata crescente, suddiviso in due fasi. La prima fase è quella definita di accumulo (fase di risparmio) a un tasso di interesse garantito (ovvero pari all'1% lordo), la seconda fase è invece quella vera proprio del mutuo, del quale vengono fissati sin dall'inizio il tasso di interesse e la durata. Al momento della stipula del contratto, le condizioni sono così garantite, in modo tale da garantire tranquillità al cliente e allontanarlo dai rischi legati all'andamento dei mercati finanziari. Oggi tanto temuti.
Fonti: businessonline, asca
La crisi economica mondiale fa sentire la sua eco anche in zona Eurolandia. La Banca Centrale Europea diffonde, nel suo rapporto mensile, quello che sembra un bollettino di guerra: la recessione è forte, e tutti gli stati sembrano in preda allo stallo o a indici decrescenti di crescita economica. L'attività economia insomma si indebolisce e regredisce lentamente in tutti i Paesi, senza grandi distinzioni, a causa del ristagno della domanda interna ed esterna e un inasprimento delle condizioni di finanziamento. Guardando al futuro, le previsioni della BCE non sono affatto rosee: si pensa un ritmo di crescita per Eurolandia in netto calo, poichè il prodotto interno lordo dovrebbe crescere del1,2% nel 2008, dello 0,3% nel 2009 e dell'1,4% nel 2010. Per l'economia mondiale e dell'area euro si profila un periodo di debolezza che si protrarrà piuttosto a lungo nel tempo,in cui sarà necessario affrontate difficoltà e problemi seri, aggravati dalle tensioni dei mercati finanziari che generano un livello di incertezza straordinariamente elevato decisamente elevato nei risparmiatori come negli investitori, nonché nei governi. La crescita sarà quindi decisamente lieve a livello generale per la zona Eurolandia; nello specifico, molte nazioni sono in preda alla recessione. I dati italiano non saranno disponibili fino alla pubblicazione dell'Istat, ma intanto oggi l'Ufficio federale tedesco di statistico ha reso noto che La Germania è in recessione. Il Pil tedesco, nel terzo trimestre, è infatti sceso dello 0,5% rispetto al precedente, quando si era contratto dello 0,4%: con due trimestri negativi consecutivi la prima economia europea è così entrata in recessione tecnica. Solo il dato dell'inflazione sembra per ora incoraggiante. Le stime prevedono che l'inflazione si attesterà intorno a una discesa dal 3,4% del 2008 al 2,2% del 2009 e 2% del 2010. Le precedenti aspettative, sulla base dello studio condotto a luglio dalla Bce, davano l'inflazione al 3,6% per il 2008, al 2,6% per il 2009 e al 2,1% per il 2010. Come Credituo aveva già detto in un precedente post, l'inflazione in Italia si ferma in ottobre al 3,5%, con un conseguente rincaro del costo della vita. L'analisi dell'Ocse non restituisce un panorama migliore: ha diffuso un nuovo rapporto dove afferma che i 30 paesi più industrializzati sono entrati in recessione e ci rimarranno per un lungo periodo di tempo. L'economia dell'Eurozona è già in contrazione nei primi due mesi di quest'anno e avrà una crescita negativa dello 0,5% l'anno prossimo. Complessivamente i paesi Ocse avranno una crescita negativa dello 0,3% nel 2009, dopo il +1,4% di quest'anno e riprenderanno a crescere dell'1,5% nel 2010. Giù dello 0,9% nel 2009 il pil Usa, dello 0,1% quello giapponese e dello 0,5% quello dell'Eurozona, dopo una crescita rispettivamente dell'1,4%, dello 0,5% e dell'1,1% quest'anno. Solo nel 2010, afferma l'organizzazione, tornerà la crescita, dell'1,5% per l'insieme dei paesi membri, con Eurolandia a 1,2, Usa a 1,6 e Giappone a 0,6.
Per i dipendenti pubblici, un esercito di oltre 3 milioni e 650mila lavoratori, le vacanze di Natale saranno più liete: la loro tredicesima sarà lievemente più consistente. Il governo è riuscito a trovare i fondi per poter dare a molti dei suoi lavoratori un bonus, e non certo solo per la produttività. Il ministro Brunetta, paladino dell'efficienza, in accordo con il Ministro dell'Economia Tremonti, ha inserito questo provvedimento all'interno del decreto di rilancio dell'economia. Dimenticando però che la maggior parte dei lavoratori certamente non appartiene al pubblico impiego, anzi: forse sono proprio quelli che hanno la vita più dura e che sono più colpiti dalla crisi economica nazionale e mondiale. I tagli, almeno, andranno a beneficio di qualcuno. La busta paga sarà più pesante di 165 euro per ogni lavoratore, a titolo di indennità di vacanza contrattuale. Questo comunque non è un aumento al netto, bensì sono 165 lordi. La notizia di questa lievitazione natalizia arriva dopo l'accordo con i quasi 200mila lavoratori dipendenti dei ministeri; il governo prevede anche di chiudere i contratti con gli altri dipendenti pubblici entro breve termine, dopo una serie innumerevole di rinvii che proseguono ormai da anni.
L’inflazione di ottobre 2008 si attesta al 3,5%. Oltre la soglia del 3% fissato dalla Comunità Europea. Questi sono i dati diffusi dall’Istat per il mese appena concluso per l’indice dei prezzi al consumo. I prezzi per le famiglie sono aumentati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in cui l’inflazione si attestava intorno al 3,3% e rispetto a settembre 2008, dove l’indice era fermo era allo 0,1% in meno. Quello diffuso dall’Istat è la risultante della rilevazione dei prezzi comprensiva degli acquisti e dei consumi presso i tabaccai, dove si registrano incrementi di costi superiori e maggiormente visibili rispetto al resto dei consumi, dove le famiglie tendono a risparmiare inesorabilmente per tentare la disperata resistenza fino alla fine del mese. Gli aumenti più significativi sono stati rilevati per i capitoli Istruzione +0,8%, Abitazione, acqua, elettricità e combustibili + 0,7%, Abbigliamento e calzature e Altri beni e servizi + 0,3% per entrambi; una variazione nulla si è registrata nel capitolo Comunicazioni; variazioni congiunturali negative si sono verificate nei capitoli Trasporti -1,1%, Servizi sanitari e spese per la salute e Servizi ricettivi e di ristorazione - 0,1% per entrambi. Gli incrementi tendenziali più elevati, invece, si sono registrati nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+7,1%), Bevande alcoliche e tabacchi (+5,3%) e Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+5,2%); una variazione tendenziale negativa si è verificata nel capitolo Comunicazioni (meno 4,2 per cento). A livello territoriale, prendendo in considerazione le 20 città capoluogo di regione, gli aumenti tendenziali più elevati dell’indice per l’intera collettività si sono verificati nelle città di L’Aquila (+3,9%), Torino, Cagliari (+3,6% per entrambe), Firenze, Ancona, Napoli e Reggio Calabria (+3,5% per tutte e quattro); quelli più moderati hanno riguardato le città di Bari (+2,6%), Bologna, Perugia, Roma e Campobasso (+3,1% per tutte e quattro).
Il mattone è sempre meno un investimento sicuro. Dopo oltre dieci anni di ascesa e continui picchi, anche il costo degli immobili sta conoscendo una crisi che gli addetti del settore non si aspettavano. Intorno a noi crescono i cantieri, le case, le ville a schiera e i quartieri residenziali a velocità quasi impressionanti, ma a fronte della crisi economica, che impedisce alle famiglie di indebitarsi per acquistare una casa, crollano le vendite. Inoltre, a peggiorare il panorama interviene la difficoltà a trovare un lavoro abbastanza solido per mettere su famiglia, rendersi indipendenti dai genitori e quindi potersi accollare le responsabilità che un mutuo e una casa comportano e la diffidenza, specie verso i giovani, che le banche mostrano nel concedere prestiti a condizioni oneste e sostenibili e non al limite dello strozzinaggio o del salasso: si possono anche pagare le rate ma si costringe a non fare la spesa per la cena. Rispetto al 2007, i prezzi degli immobili vedono un brusco calo fino al 7,5% per case e locali commerciali; ben il 9,78%in meno i prezzi dei segmenti direzionali. Cala anche del 14% il numero degli immobili effettivamente venduti. A pubblicare questa sconcertante verità è il Rapporto Fiaip (Federazione nazionale agenti immobiliari professionali), conducendo indagini e interviste nei maggiori capoluoghi e città italiane. Insomma, se gli immobili non si vendono, si prova ad abbassarne il costo (spesso rimettendoci sulla qualità di alcuni elementi strutturali per rientrare nei budget) e accorciare così anche i tempi per concludere le transazioni, che vanno allungandosi sempre più fino a toccare i tempi di una gravidanza: ben nove mesi per acquistare una casa. Per il 2009 si prevede un ulteriore calo di quasi 2 punti percentuali sulle attuali quotazioni, specialmente per gli immobili a uso residenziale. Il calo è uno strumento per incentivare le vendite, frenate proprio dai prezzi che costringe coloro che sono alla ricerca di un tetto a ricorrere all'affitto oppure (o anche) a cercare una soluzione abitativa più consona alle proprie tasche lontano dai centri, in periferia, dove è più facile anche trovare la soluzione abitativa che va per la maggiore: gli italiani apprezzano sempre di più' il trilocale, semi centrale e possibilmente in buono stato. Sono il 58% gli italiani ed l'83% i clienti extra U.E. che nel 2008 hanno fatto ricorso al sistema creditizio per acquistare il proprio nido. Di questi tempi, forse, è meglio comprarsi una roulotte o una tenda.
Nel 2009 non ci saranno provvedimenti attuabili dalla politica che potranno arginare la recessione economica. Anche con tutti i tagli nei settori dove si dovrebbe investire per un futuro miglioramento, come per esempio l'istruzione, la sanità, i diritti sociali. Le differenze tra Nord e sud andranno sempre più accentuandosi, e non solo per il federalismo fiscale che prevede un autofinanziamento delle Regioni (e dove non ci sono strutture o attività economiche di rilievo, a fronte di tanti lavoratori che sudano le proverbiali sette camicie, poco importa). Si prevede una contrazione del Pil dello 0,6% (contro il -0,3% nazionale), con picchi in Basilicata (-0,9%), Molise, Puglia e Calabria (-0,8 per cento), fanalini di coda della speciale classifica guidata dall'Emilia Romagna, salvata un modestissimo +0,1 per cento. Male, poi, il Sud, anche, sul fronte dell'occupazione (-0,3%) e nelle esportazioni, in calo dello 0,5 per cento. Ma a crollare sono, soprattutto, i consumi delle famiglie (-0,6%); nel resto d'Italia, la media dei cali si attesta al 0,2%: segno di un sempre maggiore divario tra le “Italie”. I dati sono divulgati da UnionCamere e Prometia, e vanno a far luce sulle difficoltà sempre maggiori de Mezzogiorno. Anche l'Istat ha divulgato dati non incoraggianti: la povertà al Sud è 4 volte superiore alla media nazionale (11%), e colpisce, soprattutto, le famiglie più numerose, con anziani e figli minorenni a carico. Il rimedio sarebbe investire, anziché detrarre e delocalizzare le produzioni, e consentire l'accesso al credito: questo sarebbe un fattore che aiuterebbe le imprese a finanziare le strutture e gli impianti. Le piccole e medie imprese sono la stragrande maggioranza dell'industria italiana, e soltanto con maggiore liquidità potrebbero dare uno slancio in avanti. Così, si stanno solo rallentando e costringendo al fallimento e al licenziamento del personale. E si sa che trovare lavoro, oggi, è sempre più un'impresa ardua. Anche il Nord-Est, comunque, solitamente area attiva grazie alle numerose industri, vivrà per i prossimi anni una grave stagnazione che porterà a una crescita zero. Calano così i consumi delle famiglie: si aggireranno, sia nel 2008 sia nel 2009, dello 0,3%, a causa dell'aumento dei prezzi delle materie prime e dei debiti delle famiglie. Le riduzioni maggiori sempre al Sud, soprattutto, in Molise e Campania (-0,7%), seguite da Puglia, Basilicata e Calabria (-0,6 per cento). I consumi calano anche per la mancanza di lavoro e di lavoro stabile, che ovviamente colpisce sempre più il Sud rispetto alle altre Regioni. Nel 2009, a livello nazionale l'occupazione aumenterà dello 0,1%, ma nel Sud, sarà in calo dello 0,3 per cento. Atteso, anche, un incremento del tasso di disoccupazione, che, in Italia, salirebbe, già quest'anno, al 6,8% (dal 6,1% del 2007) e al 7,2% nel 2009. A pagare lo scotto maggiore, sempre il Sud, dove continueranno a restare a casa l'11,8% di persone.
Diana, un nome quasi sensuale che fa pensare ad una bellezza mozzafiato. Diana è invece una spia. Non quella che seduce gli uomini e gli estorce informazioni, ma una compagnia di agenti della polizia incaricata di scovare gli evasori fiscali e di segnalarli alla Finanza. Sarà difficile non farsi beccare dagli agenti, che avranno a disposizione strumenti tecnologici avanzati, e non da ultimo una banca dati molto completa. Si andrà a controllare contratti, certificati vari e non da ultimo le dichiarazioni Isee, adoperando un interscambio di informazioni fra Polizia e Finanza e che riguardano redditi, autorizzazioni amministrative e pagamenti, attraverso controlli incrociati. Si partirà dal controllare la fiscalità locale, anche se il grosso dell’evasione è appunto tra contratti e certificati. Per non parlare dei “vuoti”, in altre parole delle abitazioni, circa 30mila, che risultato disabitate. Saranno così evidenti tutte le contraddizioni degli evasori, il loro profilo e la loro pericolosità. I Comuni hanno già fornito tutte le liste dei beneficiari di agevolazioni fiscali e sociali, mentre la Finanza è già all’opera per controllare la regolarità dei pagamenti.
Una lotta senza quartiere all’evasione fiscale.
Fonte: Espresso - Repubblica
Con la crisi dell'economia americana, anche le borse europee sono in netto calo; di conseguenza, tutta l'economia globale vive un periodo di stagnazione e di crisi. Anche l'Italia ne risente pesantemente gli effetti, e per questo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) vede per ora bloccate le speranze di crescita economica fino alla fine del 2009. Vivremo, quindi, ancora più di un anno in una situazione di grave stallo e di difficoltà, dove i salari basteranno sempre meno per coprire le normali incombenze di una famiglia, qualsiasi provvedimento venga preso a riguardo dalla politica. Non ci saranno quindi tagli che tengano, né quelli che vanno a limare il già esiguo bilancio delle istituzioni, dalla sanità alla scuola, neppure quelli che effettivamente vanno a rimediare agli sprechi che la pubblica amministrazione causa senza tanti problemi. Ma il problema è ben più grande, perchè riguarda proprio l'economia mondiale, dove, in un turbine di globalizzazione, l'Italia ne risente gli effetti positivi e negativi. La crescita mondiale, nelle stime del FMI contenute nel World Economic Outlook di ottobre, vede il Pil scendere: nel 2009 sarà allo 0,7% negli Usa (dato rivisto dal +0,1%), allo 0,5% in Europa (+0,2%), allo 0,8% in Germania (da crescita zero) allo 0,5% in Francia (+0,1%), allo 0,6% in Italia (-0,2%) e allo 0,7% in Spagna (-0,2%). In Gran Bretagna la crescita sarà' pari a -1,3%, dato rivisto dal -0,1% di ottobre. Rivedute anche le stime per Cina (al +8,5%), che rimane comunque il Paese con un maggior ritmo di crescita. Una contrazione tale non si aveva forse dal secondo dopoguerra, e non è certo incoraggiante: neppure le risi del 1975 e del 1982 erano a questi livelli.
Per l’Europa la recessione è un rischio concreto, ma l’Italia in questo 2008 è già entrata “in una recessione tecnica” e l’anno sarà chiuso con una crescita pari a zero. Questo è quanto scrive la Commissione europea in un report che da domani sarà all’esame dell'Eurogruppo e dell'Ecofin, la riunione dei ministri dell'economia e delle finanze dei vari Stati dell'Unione Europea. Riunioni che cercheranno di fare il punto della situazione sull'economia reale del vecchio continente. L'Europa sottolinea comunque che la stagnazione durerà anche il prossimo anno, mentre una lieve ripresa arriverà nel 2010, con il Pil in crescita dello 0,6%. La Commissione, in particolare, spiega che “il maggior rischio è legato alla fiducia dei consumatori” che dovrebbe rimanere “a livelli molto bassi o ancora peggiori”, con i consumi privati “più contenuti del previsto”. Ma sul fronte dei cittadini, arriva una buona notizia: per la ventesima volta consecutiva cala, infatti, l’Euribor a tre mesi. Il tasso interbancario, quello cioè che si applicano gli istituti di credito quando si prestano denaro, è così fissato al 4,733%, in calo rispetto al 4,76% di venerdì e ai livelli minimi da inizio aprile. La discesa dell’Euribor è quindi in calo costante ma ancora lontana dal livello dei tassi di riferimento della Banca centrale europea che sono al 3,75%. Un divario che potrebbe ancora di più ampliarsi il 6 novembre prossimo, quando per allontanare la paura della recessione l’Eurotower potrebbe tagliare i tassi di altri 50 punti, portando il costo del denaro al 3,25%. Ma dati positivi per i consumatori arrivano anche dalla Banca d’Italia che a settembre ha registrato mutui meno cari. Nel Supplemento al Bollettino segnala infatti che il Taeg dei prestiti per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 5,95% contro il 6,11% toccato ad agosto. Il tasso annuo effettivo globale sul credito al consumo si è invece posizionato al 9,64% a fronte del 9,87% segnato un mese prima.
Ma Confesercenti non ci sta e afferma l'84% degli italiani ha problemi a pagare il mutuo. Secondo un sondaggio dell'associazione con Swg, pagare le rate di mutui e prestiti crea difficoltà serie a troppi italiani. Tanto che gli italiani si dicono disposti a rinunciare a rate, prestiti e mutui, che già da svariati mesi si afferma come una tendenza molto in voga. Ogni mese, in ogni caso, escono in media dai bilanci familiari 478 euro per mutui e prestiti. "Non c'e' dubbio che il Governo debba intervenire subito - sostiene Marco Venturi, presidente della Confesercenti - imponendo alle banche di tagliare gli interessi per evitare il concreto rischio usura e, se e' utile, allungare i tempi. Ormai c'e' un vero e proprio allarme mutui e credito. Al di la' delle buone intenzioni e delle dichiarazioni fatte per famiglie ed imprese l'accesso ad essi sta diventando una via crucis. Voglio denunciare anzi il fatto che proprio dal nostro sondaggio emerge con chiarezza la resistenza delle banche a rinegoziare i mutui con i clienti".
Secondo delle elaborazione fatte da Tecnocasa su dati Bankitalia la crisi fa paura, grande gelata per i mutui. Nel secondo trimestre dell`anno flessione del 10%. Genova (-17%) si colloca comunque all`11° posto in Italia. Il mercato dei prestiti per l`acquisto delle abitazioni fa segnare nel secondo trimestre 2008 un -10% rispetto allo stesso trimestre dell`anno precedente. A livello di macroaree si puo` notare un peggioramento generalizzato: -12% nel Nord-Ovest, -8% nel Nord-Est, -10% al Centro, -9% al Sud e -11% nell` Italia insulare. il credito ipotecario destinato alle famiglie per l`acquisto di abitazioni presenta un volume di erogazioni pari a 15,03 miliardi, in flessione di 1,68 miliardi, che tradotto in termini percentuali (-10,18%) conferma il momento non positivo del mercato (da ricordare che i volumi erogati includono anche i mutui di sostituzione). Per quanto riguarda il valore delle consistenze dei mutui in Italia, si registra una crescita considerando un arco temporale di un anno, ovvero rapportando il dato nel periodo di gennaio/giugno 2008 con quello di gennaio/giugno 2007, si ottiene una crescita media del 4,4% delle consistenze.
Capitolo rischi e insolvenze. I mutui a maggior rischio di insolvenza sono quelli a tasso variabile stipulati alla fine del 2005. E i pagatori meno affidabili sono i giovani che hanno meno di 30 anni. È quanto emerge dalla ricerca. Uno studio di Bankitalia, infatti, esamina le principali caratteristiche dei prestiti per l’acquisto di abitazioni concessi in Italia tra il 2004 e il 2007, censiti nella Rilevazione analitica dei tassi di interesse, e le mette in relazione con la probabilità che il mutuo entri successivamente in sofferenza o che si registri una situazione di difficoltà nel pagamento delle rate. Il risultato è che i mutui a tasso variabile concessi nel 2004 hanno una probabilità di entrare in sofferenza più che doppia rispetto a quelli a tasso fisso siglati nello stesso periodo. E che il rischio maggiore lo corrono quelli stipulati nel 2005, momento in cui i tassi di interesse avevano raggiunto i valori minimi. Si tratta di finanziamenti accesi negli anni in cui si è assistito al boom del variabile, che tra il 1999 e il 2005 ha incontrato l’80% delle preferenze. Per registrare poi un’inversione di tendenza non appena si è assistito a un rapido aumento dei tassi, passati da 3,70% a 5,50% tra la fine del 2005 e la metà del 2007. Periodo durante il quale il fisso passava dal 5 al 5,90%.
Fonti: Mondo Casa, Guida Blog
Dopo una breve boccata d'ossigeno, le borse del mondo di tutto il mondo hanno preso a perdere colpi. Pesantemente. Dopo qualche giorno di ripresa degli investimenti e delle transazioni commerciali (dovute prevalentemente alla spinta di fiducia positiva pronunciata dalle banche centrali e dai governi, anche con reali misure di liquidità creditizia e strategia finanziaria), infatti, gli indici hanno ripreso ad andare giù. Il mondo bancario e dei mutui, quello finanziario e del credito segue questa tendenza. In Italia, come nel resto d'Europa e del mondo capitalistico e liberista, in particolare, il settore del credito si trova in perenne difficoltà. Nel nostro paese, ad esempio, si legge sul Corriere.it, “sotto pressione in particolare il comparto bancario: nell’ambito dei titoli principali, per esempio, le quotazioni di riferimento di Popolare Milano e Intesa-Sanpaolo hanno registrato cali a due cifre, pari rispettivamente al 10,26% e al 10,13%. Meno pesanti i ribassi degli altri titoli creditizi, a parte Unicredit, sceso del 5,11%”. La situazione negativa, come precedentemente sottolineato, comunque, è generalizzata, così anche le altre piazze, e con riferimento sempre al settore delle banche, dei mutui, dei finanziamenti e del credito, vanno in rosso, per segnalare ancora una volta e con grande eco una situazione davvero allarmante e che coinvolge tutti i soggetti di una società economica: imprese, risparmiatori e consumatori. Ma a dare un qualche grado di respiro alle piazze di affari europee, sono state le parole del presidente della Banca Centrale d'Europa (la famigerata BCE), Jean Claude Trichet che ha ipotizzato un taglio dei tassi in occasione della riunione del prossimo 6 novembre. La decisione di tagliare nuovamente i tassi, ha aggiunto Trichet, dipenderà «dai dati in arrivo dalla congiuntura». La dichiarazione ha portato ad attenuare in alcuni casi i ribassi registrati durante la giornata. Ma le piazze del Vecchio Continente non frenano la corsa al ribasso per delle previsioni, nemmeno se a farle è Joaquin Almunia, Commissario Ue agli Affari Economici e Monetari, che ha provato ad azzardare sui tempi e sulla durata della crisi: «è impossibile valutare quanto durerà l'attuale turbolenza finanziaria ma, credo, almeno un anno [...] Non possiamo comunque tornare ad una situazione nella quale gli interessi reali siano negativi», aggiungendo che «come esperienza insegna, ciò può portare ad un eccessivo indebitamento, ad una minore percezione del rischio e a nuove bolle che finiscono sempre con lo scoppiare sulle nostre facce».
Beninteso che la crisi della banche, dei mutui e del credito in generale comincia a non riguardare soltanto l'occidente, ma anche i paesi in via di sviluppo che molto precocemente hanno sviluppato la speculazione e il rischio finanziario. Ultimo caso l'Ucraina. Ecco un sunto della situazione: il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha accordato un prestito di 16,5 miliardi di dollari all’Ucraina. Si legge da un comunicato del Direttore generale dell’istituzione finanziaria, Dominique Strauss-Kah che «una missione dell’Fmi e le autorità ucraine hanno raggiunto un accordo, presentato all’approvazione della direzione dell’Fmi e del consiglio esecutivo, per un programma economico da sostenere con un prestito di 16,5 miliardi di dollari», precisando che il comitato esecutivo si pronuncerà una volta approvati i «cambiamenti legislativi» che riguardano le banche del paese. L’Ucraina, infatti, si trova oggi in crisi di liquidità e in difficoltà politiche, con la convocazione di elezioni anticipate per il prossimo mese di dicembre.
L'Agenzia delle Entrate mette in chiaro alcune disposizioni che riguardano, in particolar modo, il regime della tassazione con aliquota ridotta, ovvero la cosiddetta detassazione degli straordinari. La circolare in questione (22.10.2008, n. 59), parte con una premessa: essa si prosegue le disposizioni che già erano state chiarite da diverse circolari precedenti. In particolare quella numero 49 del 2008 emanata dalla stessa Agenzia e dal Ministero del lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, che riguardava le misure fiscali per la tassazione agevolata di quelle somme erogate per prestazioni di lavoro straordinarie e per i premi di produttività (misure previste dalla legge 126 del 2008, già decreto 93 dello stesso anno). Con questa circolare si vogliono fare dei chiarimenti operativi in materia. Il primo chiarimento riguarda gli ambiti di applicazione: “sono soggette all'imposta sostitutiva del 10 per cento le somme complessivamente erogate a questo titolo (es. l'intera ora di lavoro straordinario o supplementare comprensiva di retribuzione ordinaria e maggiorazione) e non la sola maggiorazione retributiva rispetto al trattamento ordinario”. Fermo restando il limite dei tre mila euro lordi annui. Il beneficio può essere esteso anche ai datori di lavoro non imprenditori. E anche i lavoratori autonomi, quelli somministrati (ovvero quelli assunti da agenzie di lavoro “interinale” che prestano lavoro presso altre aziende: si tratta cioè dei tanto martoriati atipici), i dipendenti di agenzie di lavoro, anche quando le prestazioni dichiarate riguardino missioni rese presso la pubblica amministrazione. La circolare precisa inoltre che compensi, premi o gettoni corrisposti a fronte di prestazioni straordinarie effettuate nei giorni di riposo (ordinario o di legge) e festivi, rientrano nello speciale regime di tassazione, nella misura in cui si tratti di compensi erogati per prestazioni di lavoro straordinario. Rientrano così in questo regime di tassazione le prestazioni che incrementano produttività, innovazione, efficienza, competitività, redditività, sviluppo economico. In particolare: a) le somme erogate al personale che presta la propria opera nelle festività in ragione delle ore di servizio effettivamente prestate, b) l'indennità o maggiorazione che viene corrisposta ai lavoratori che, usufruendo del giorno di riposo settimanale in giornata diversa dalla domenica siano tenuti a prestare lavoro ordinario la domenica, c) le somme erogate per il lavoro notturno ordinario in ragione delle ore di servizio effettivamente prestate, d) ulteriori compensi erogati per prestazioni rese durante la giornata del sabato, in caso di orario articolato su cinque giorni lavorativi alla settimana, con la giornata del sabato non lavorativa. Per quanto riguarda le ore, la circolare sottolinea che “l'agevolazione si applica solo sulla parte di retribuzione erogata in denaro e non anche su quella erogata in natura, come avviene nelle ipotesi di fruizione di permessi in luogo del pagamento di ore lavorate in eccedenza”. In caso di lavoro supplementare e clausole elastiche vengono poste sotto regime agevolato le somme erogate oltre l'orario che il contratto stabilisce. Mentre nel caso di clausole flessibili e nel caso di variazioni oraria, le agevolazioni riguardano appunto la prestazione di lavoro oltre le normali ore lavorative. L'agevolazione si applica ai soggetti che nel 2007 hanno avuto un reddito di lavoro dipendente non superiore a 30.000 euro (deve essere considerato anche il reddito di lavoro dipendente anche se lo stesso è riconducibile ad una attività di lavoro svolta all'estero). La verifica del limite di reddito di euro 30.000 riguarda i soli redditi di lavoro dipendente compresi le pensioni e gli assegni ad esse equiparate. La circolare poi si sofferma sull'incentivo all'esodo, i lavoratori edili, marittimi, gli eredi, il calcolo dell'imposta, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Novità in vista per i pensionati. Dal primo di gennaio del prossimo anno, infatti, sparirà il divieto di cumulo per quei pensionati che vogliano proseguire la propria, ed eventualmente ben accetta e gestibile attività lavorativa. Questo perché ad andare in pensione è il salasso fiscale sui compensi da lavoro. Cosa significa? Che quei pensionati che, ove possibile, vogliano arrotondare il proprio assegno mensile con una attività lavorativa non vedranno decurtarsi buona parte delle proprie entrate. Ecco perché veniva definito divieto di cumulo, perché la legislazione, ancora per qualche mese, penalizza chi ha già un reddito primario, seppur insufficiente a una vita dignitosa. La normativa si aggiorna alle condizioni sociali di vita. Con un po' di ritardo, come al solito. A livello normativo la disciplina trova riferimento diretto nel decreto numero 112 del 2008, convertito nella legge 133 dello stesso anno (133/2008), intendendo smantellare i numero rapporti in "nero" tra aziende ed ex-dipendenti. Alcuni quotidiani nazionali, tra cui la Stampa, spiegano con semplicità la nuova normativa. Con il nuovo anno le pensioni anzianità saranno cumulabili, in maniera piena e totale, con i redditi da lavoro autonomo e dipendente. Tale beneficio sarà valido anche per le pensioni dirette conseguite nel regime contributivo in via anticipata (sempre con riferimento all'età: 65 anni per gli uomini e 60 per le donne), a carico dell'assicurazione generale ed obbligatoria, ma soprattutto della gestione dei lavoratori parasubordinati. Inoltre, sono cumulabili alle pensioni liquidate interamente con il sistema contributivo i redditi da lavoro autonomo e dipendente e le pensioni di vecchiaia liquidate con anzianità contributiva pari o comunque superiore a 40 anni. Infine, sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente le pensioni di vecchiaia liquidate a soggetti con età pari o superiore a 65 anni, per gli uomini, e 60 anni, per le donne. Ma per coloro che l'anno scorso hanno svolto attività lavorativa vige ancora l'obbligo di dichiarare all'Inps i redditi percepiti da lavoro autonomo utilizzando il modello 503. I titolari di pensione con decorrenza compresa entro l'anno 2007, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo saranno tenuti a dichiarare entro il 30 settembre - data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell'anno 2007 - i redditi da lavoro autonomo conseguiti l'anno scorso. L'obbligo vale anche per coloro che svolgono attività nel corrente anno, in quanto sono tenuti a comunicare il reddito che prevedono di conseguire nel corso del 2008.
Saranno invece immuni dalla riforma gli assegni di invalidità che continueranno a essere oggetto di riduzioni. Inoltre è da evidenziare che gli ulteriori contributi previdenziali versati dai pensionati consentono di poter ottenere una nuova pensione, nel caso in cui si maturano anni sufficienti a ottenere un ulteriore trattamento pensionistico oltre a quella principale. Nella realtà, tuttavia, le prestazioni che generalmente si conseguono sono la pensione supplementare o il supplemento di pensione. Alcune malelingue parlano di scacco ai giovani che cercano lavoro. Da una parte è vero, dall'altra un po' di respiro a tanti pensionati con un reddito basso. Usura del lavoro permettendo (laddove previsto).