L'Euribor – il tasso con cui vengono indicizzati i prestiti a tasso variabile nel continente europeo – ha segnato un nuovo record di crescita. Record, naturalmente negativo. Ciò avrà dirette conseguenze sulle rate dei mutui, che già gravano con grande incisività sulle tasche degli italiani. L'indice del tasso variabile, infatti, ha toccato quota 5,34%, nell'ultimo anno, in particolare, è cresciuto di quasi 0,6 punti, portandosi da un già elevato 4,7 al 5,34% per l'appunto. Si parla qui del tasso Euribor a tre mesi, quello che le banche europee prendono come indicatore nella concessione dei prestiti per il calcolo dei tassi realmente applicati, fungendo, quindi, da guida nelle variazioni delle rate mensili che, facendo riferimento proprio al meccanismo della variabilità dei tassi, ogni mese (o ogni trimestre) possono subire delle variazioni sostanziali: croce di tutti i mutuatari che hanno accettato questa tipologia di mutuo, e che purtroppo, negli ultimi tempi, non ne stanno assaporando i possibili quanto auspicati vantaggi. Si ricorda che proprio per questo motivo qualche mese fa era stato raggiunto un accordo tra l'Associazione delle Banche Italiane e il Governo, per venire incontro a quanti avevano stipulato un contratto creditizio del genere: il famoso accordo, si rammenda, faceva ritornare i tassi a quelli del 2006, previa l'accensione di un nuovo contratto finanziario (definito mutuo accessorio), che consente di spalmare i tassi per il momento risparmiati, nel corso degli anni. Ma non solo il tasso mensile ha centrato valori record, perché quello mensile ha fatto lo stesso, attestandosi al 5,13%, secondo le stime della European Banking Federation. Il meccanismo, si legge sul Corriere Economia, è quello che “le banche continuano a trattenere liquidità, non fidandosi di prestarsela reciprocamente sui mercati interbancari, e i fondi comuni sono dirottati sui titoli di Stato: il risultato è un rialzo dei tassi di mercato. Il differenziale fra i tassi di mercato e i rendimenti dei titoli di Stato Usa è balzato a 354 punti, contro i 39 punti della prima metà del 2007 (dati Bloomberg). Ed è record anche per lo spread Libor-OIS, che misura la scarsità di liquidità per le banche”. Mentre l'editorialista di Affari Italiani Luca Spoldi ha scritto che “nonostante la pioggia di liquidità da parte delle banche centrali, le banche commerciali continuano a non fidarsi e a trattenere la stessa senza impiegarla per nuovi finanziamenti sul mercato interbancario, parcheggiando inoltre la liquidità dei propri fondi comuni sui titoli di Stato”. Il risultato di tale dinamica, evidentemente, è questa continua corsa al rialzo dei tassi, prospettiva che non fa che creare nuove tensioni nel mercato immobiliare. E danni alle famiglie.