Appena pubblicato il rapporto dell'OCSE "Tax and Wages 2007" (Tasse e salari) – che ha indicato l'Italia come paese dai salari tra i più bassi ma allo stesso tempo dalle tasse tra le più alte sugli stessi stipendi – la BCE (Banca Centrale Europea) mette in guardia i paesi membri dall'adottare forme di indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi al consumo, ovvero di sistemi di adattamento automatico dei salari rispetto all'inflazione, che comporterebbero l'effetto contrario sul potere d'acquisto, innescando una spirale salari-prezzi e quindi un meccanismo al rialzo sull'inflazione con ricadute negative – sempre secondo la Banca Centrale – sull'occupazione e sulla competitività nei paesi coinvolti se, tali aumenti salariali, non siano recuperati da una maggiore produttività: insomma, l'aumento degli stipendi può essere praticato solo se c'è una crescita di PIL.
Se questa ricetta viene seguita, le prospettive pr il nostro bel paese dunque non sono rosee, visto che, secondo la Confocommercio ad esempio, la stima di crescita oscilla tra il +0,7% e il -0,2%, quindi confermando la possibilità di recessione economica, cioè di crescita
Inoltre le stime della BCE – che ha intanto rivisto le stime di crescita dell'Eurozona, riformulandole al ribasso: da 2% a 1,5% – prevedono l'aumento dell'inflazione in tutta Europa nel breve e medio periodo, confermando che solo intervenendo sui tassi di interesse si possano stabilizzare i prezzi nel medio e lungo periodo.