La Nomisma (osservatorio locale, nazionale e internazionale su fenomeni di economia reale, con sede a Bologna), ha presentato i risultati di una ricerca a tutto campo effettuata sul mercato immobiliare. I dati hanno riguardato l'andamento delle compravendite, i prezzi degli immobili e l'atteggiamento di privati e banche per quanto riguarda l'accesso ai mutui dedicati.
Il dato più significativo riguarda la dinamica di domanda e offerta del mercato immobiliare, dove dal 2006 a 2007 si è registrata una flessione negativa di 40 mila immobili venduti (si è passati, infatti, da 845 mila a 806 mila: -4,6%), mentre per il 2008 è stata stimata una ulteriore flessione di ulteriori 80 mila immobili non venduti (ci dovrebbe cioè attestare a 726 immobili venduti sul mercato nazionale: ulteriore -10%).
La crisi dei mutui particolarmente violenta degli ultimi mesi ha prodotti, inoltre, effetti ancora più dirompenti che riguardano in particolar modo i prezzi e le politiche sui mutui stessi. Da una parte i prezzi non tendono a diminuire – nonostante la diminuzione della domanda – e infatti i prezzi non cederanno in sede nominale; nell'ultimo semestre sono in aumento del 2,1% le case, del 3% gli uffici e del 3,7% i negozi e per il 2009 si prevedono “prezzi sostanzialmente stabili in termini nominali e diffusi cali al netto dell'inflazione”.
Per quanto riguarda le caratteristiche peculiari del mercato, l'indagine fotografa la seguente situazione reale: la domanda delle abitazioni si ritrova composta dal 51% per la prima casa (in aumento rispetto al 2007), dal 28% per la sostituzione, dal 9% per la seconda casa e dal 12% per investimento. Mentre le intenzioni di acquisto tendono ad essere praticamete insignificanti, per quanto riguarda il prossimo anno. Un ultimo dato riguarda i tempi di vendita, aumentati in media di un mese, questo perché il mercato è sempre più incerto e le negoziazioni allungano il loro naturale decorso.
Proprio per questo (che ne è al tempo stesso la causa) le banche, per tutelarsi dall'incertezza e dal rischio derivante da una situazione economia non rosea (dovuta poi all'aumento degli stessi tassi di interesse in continua crescita), tendono a irrigidirsi nel mercato in quanto a garnzie, nonostante le aperture nei confronti del consumatore per quanto riguarda la contrattazione del prezzo e la cosidetta rinegoziazione dei mutui proposta dal Governo in accordo con la ABI (l'associazione di categoria delle banche).
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