Sembra infatti che, contrariamente a quanto previsto dalla legge 40 del 2007 all’art. 8, l’accordo miri più a contenere gli oneri relativi alla portabilità dei mutui anziché, così come previsto dal decreto Bersani, a liberalizzare il Mercato dei mutui mediante l’istituto della “surrogazione”; il tutto a costo zero per il debitore.
Catricalà, garante della concorrenza, ha rilevato, infatti, che tale accordo, anziché incentivare la libera concorrenza tra le Banche, semplificando le procedure, assumendo a proprio carico i costi di negoziazione, rendendo gratuita l’operazione per il debitore, tende a rendere comunque obbligatori i passaggi, trattenendo di fatto i propri clienti.
In altri termini, l’accordo non obbliga la banca mutuante a concedere la rinegoziazione né attribuisce un diritto al cliente a pretenderla, ma lascia libere le parti rispettivamente di richiederla e di concederla.
La Consulta Nazionale Antiusura sottolinea che i tassi sui mutui praticati in Italia sono mediamente di un punto più elevati rispetto a quelli praticati nel resto d’Europa, e pertanto, non si tratterebbe di un particolare sforzo da parte delle banche nel rinegoziare i mutui tramutandoli da tasso variabile a fisso.
Nella realtà, però, ciò che è stata una cattiva opera di intermediazione nel consigliare a suo tempo mutui a tasso variabile (circa il 91% dei mutui stipulati dalle famiglie è a tasso variabile) si traduce in un buon affare da parte delle banche che ovviamente non vogliono perdere ingenti guadagni loro derivanti.
Come si vede, l’ostruzionismo delle banche alla rinegoziazione in senso proprio (cioè la rimodulazione del contratto fra le stesse parti, e non la stipula di nuovo mutuo con altra banca, che può determinare un aumento di spese) è il vero ostacolo ai danni dei clienti che hanno creduto di poter acquistare la propria casa ignorando gli interessi del sistema bancario.
Il rischio – non detto ma frutto di furbizia – è che si creino costi non giustificati, che saranno sempre a carico dei clienti con l’introduzione surrettizia di clausole nei nuovi contratti.
A causa dei lunghi tempi frapposti alla ridefinizione del vecchio mutuo, il pericolo resta sempre quello del pignoramento per il mancato pagamento delle rate e che di fatto incrementa un mercato immobiliare dai contorni grigi.
Soluzioni alternative e di immediata applicazione potrebbero essere messe in atto autonomamente – sempre che ce ne fosse la volontà – dagli stessi Istituti di credito mantenendo costante l’attuale rata, trasferendo alla fine del mutuo, facendo pagare rate aggiuntive, le differenze che si andrebbero ad accumulare e dovute all’aumento dei tassi.
È sempre auspicabile un intervento di Enti pubblici (Stato, Regioni, Comuni…) con la messa a disposizione di risorse a fondo perduto finalizzate ad aiutare le famiglie che, non avendo altra possibilità per risolvere i propri problemi, si lasciano convincere da una sempre martellante pubblicità di Società finanziarie che, promettendo prestiti con formule mirabolanti, non fanno altro che far precipitare situazioni già compromesse.
Bari, 26 Novembre 2007
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Mons. Alberto D’Urso
Fonte: notizie-online