L'inflazione continua ad aumentare e i rincari colpiscono tanto le famiglie quanto le imprese in termini di competitività: è quanto emerge, di certo non a sorpresa, dall'ultimo studio BNL.
Sui bilanci familiari pesa l'accelerazione dei prezzi al consumo che nel mese di gennaio 2008 sono aumentati tre volte di più di quanto accaduto nello stesso periodo del 2007. Gli incrementi delle tariffe energetiche e la revisione al rialzo di alcuni prezzi "controllati" si sono uniti ai rincari dei prodotti alimentari nello spingere in alto l'inflazione al consumo.
L’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è così cresciuto a gennaio dello 0,4%, ben al di sopra del profilo stagionale registrato negli ultimi quattro anni. Il 2007 era iniziato con un aumento dello 0,1%. Per trovare nel primo mese dell’anno un incremento su base mensile pari allo 0,4% bisogna tornare indietro addirittura al 2003.
Circa un quarto dell’aumento dei prezzi rilevato a gennaio è attribuibile alla revisione delle tariffe energetiche. L’Autorità di settore ha aumentato del 3,8% i prezzi dell’energia elettrica e del 3,4% quelli del gas. Ad aumentare, anche se meno rispetto a quelli energetici, i prodotti alimentari e i cosìdetti prezzi controllati, come ad esempio il pedaggio autostradale o il canone Rai. Mentre, e per fortuna, a contenere i prezzi ci hanno pensato beni quali quelli tecnologici o culturali (che oscillano tra il -0,7 e il -0,6%): ma non di prima necessità.
Su base annuale la crescita dei prezzi è così passata dal 2,6% di dicembre al 2,9%, il valore più alto dalla metà del 2001.
Male anche e soprattutto i salari, praticamente fermi per quanto riguarda il lavoro dipendente: un po' meglio nei trasporti (+0,3%), sullo 0,1 invece edilizia e servizi, in netto contrasto dunque, con la dinamica dell'inflazione. Se i prezzi aumentano, infatti, e i salari restano invariati, le famiglie perdono il potere d'acquisto già esiguo che possiedono.
Per quanto riguarda le imprese, l'indice dei prezzi alla produzione è cresciuto a dicembre 2007 del 4,6% rispetto al dato di dicembre 2006. Più costi alle imprese che si traducono in rincari per le famiglie e salari ancora bloccati. Nel resto dell'Europa la siatuazione non è molto più rosea, anzi di certo non se la passa bene, ma lItalia è il fanalino di coda, e inesorabilmente si allarga il gap che ci separa dagli altri stati comunitari: la crescita dei prezzi alla produzione italiana si mantiene al di sopra di quella relativa all’area dell’euro (+4,3% a dicembre da +4,2% del mese precedente), così la forbice a svantaggio dell'Italia rischia di tradursi in un nuovo deterioramento della competitività per le imprese esportatrici del nostro paese.
Male i consumi, male i salari, male i costi di produzione. E che dire degli investimenti? L'inizio del 2008 conferma l'impegnativa congiuntura dei fondi comuni in Italia, e infatti gli investimenti sono in netto calo soprattutto a causa dello svantaggio fiscale del nostro paese: rispetto al 2006, nell'ultimo anno gli investimenti gestiti sono diminuiti di circa 39 miliardi.
Come è chiaro dalla fotografia del Servizio Studi BNL, non ce la passiamo granchè bene. Vedremo se questi saranno i temi principali della campagna elettorale ormai iniziata: è quello che tutti ci attendiamo.
fonte: Focus Servizio Studi BNL e Repubblica.it