Tempi duri per il commercio estero: a settembre, secondo i dati diffusi dal bollettino Istat, il saldo e' risultato negativo per 2.586 milioni di euro, in aumento rispetto al disavanzo di 1.498 milioni dello stesso mese del 2007. Il saldo commerciale dell'Italia con i Paesi Ue, sempre a settembre, è invece risultato positivo per 690 milioni di euro, in aumento rispetto all'attivo di 607 milioni di euro rilevato nello stesso mese del 2007, con le esportazioni cresciute del 5,7% e le importazioni del 5,4%. I dati dell’Istat mettono in risalto non tanto i dati nominali sull'interscambio di settembre e dei primi nove mesi dell'anno e che evidenziano l’intervento pesante dell’inflazione, quanto i dati reali sui volumi scambiati ad agosto e nei primi otto mesi dell'anno condizionati dal freno generale dei consumi e del peso della crisi. L'export riesce a mantenersi, ma i timori per il futuro non mancano; si deve sempre sperare che il rinomato mercato del “made in Italy”, soprattutto per quanto riguarda abbigliamento, accessori, gastronomia abbia sempre una marcia in più e una valutazione positiva da parte dei mercati esteri che, si sa, apprezzano queste produzioni. La crisi economica mondiale comunque farà sentire i suoi strascichi anche in questi comparti produttivi italiani: le loro vendite saranno inferiori alle cifre attuali e del passato, soprattutto per quanto riguarda i maggiori acquirenti come Stati Uniti, Giappone e Germania. Con questi dati, si sente il peso anche della bassa crescita in cui l’Italia è investita sin da troppo tempo: i ritmi di evoluzione sono troppo bassi per non dire regressivi, a discapito anche della competitività internazionale e che rischia di escludere l’Italia da ogni tipo di commercio transnazionale sia in importazione che esportazione. Preoccupano infatti sia la caduta della domanda dall'estero sia quella delle importazioni di beni strumentali allo svolgimento di attività produttive. Si fanno sempre più stringenti misure adeguate da parte del Governo a favore di iniziative che concretamente rilancino l’economia, i consumi, e mettano soldi nelle tasche dei cittadini e delle imprese, piuttosto che provvedimenti provvisori e spesso dal fallace beneficio o che portano un giovamento di breve durata.