Gli italiani si stanno trasformando sempre più in formiche: sulla base annua, i dati di marzo mostrano che nel nostro paese si tiene sempre di più la mano sul portafogli…per non tirarlo mai fuori delle tasche. I consumi di marzo, infatti, sono scesi sensibilmente, 1,7%, ma è un dato in ogni caso indicativo della tendenza al risparmio. Secondo la Confcommercio, però, questo è un dato preoccupante, anzi: indica che i consumi non sono mai stati così bassi negli ultimi tre anni. Si confermerebbe così la crisi profonda che affligge i consumatori, che così abbattono la domanda di merci e servizi. I dati più allarmanti provengono da alcuni settori che stanno subendo un calo a dir poco vertiginoso: meno 14,8% per il settore mobilità e ovviamente per il settore agricolo, data l’impennata di prezzi di grano e farina, potenzialmente riconvertibili per il biodiesel. Pane e pasta calano rispettivamente del 3,5% e 1,8%; al loro calo, ovviamente, non consegue anche una diminuzione dei prezzi che non vedono mai un termine per salire: c’è un aumento del 13% e del 18%, tanto che i prezzi del settore alimentare hanno superato il tetto dell’inflazione attestandosi al 5%. Un lieve aumento invece viene registrato dal settore delle comunicazione, +9,8% e a sorpresa da un settore “frivolo” come quello della cura di sé, +3,3%. Come a dire, rinunciamo a tutto tranne che alla crema idratante. Possiamo ancora sperare nelle esportazioni, che attirano sempre e sono in aumento: merito di una solida identità di marca e prodotti che fanno sentire il sapore della qualità per i prodotti “made in italy”.