Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi è ottimista, seppure in maniera pacata, sulla crescita economica italiana, ed europea. Mentre sulla critica situazione finanziaria a livello globale, sempre il primo inquilino di Palazzo Koch in via Nazionale a Roma (la sede della Banca d'Italia per l'appunto), ritaglia uno spazio di speranza per le banche italiane ed europee. Le prese di posizione di Mario Draghi, sullo stato economico generale dell'UE, sono state esternate in una conferenza stampa al termine di un incontro tenutosi a Nizza dell'Ecofin (cioè il Consiglio Economia e Finanza, ovvero l'insieme dei Ministri dell'Economia e delle Finanze dei 27 stati membri dell'Unione Europea che si ritrovano nel Consiglio dell'Unione Europea). "Le banche italiane finora non sono particolarmente esposte alle crisi finanziaria e ad oggi non si registra nessuna significativa contrazione del credito" ha detto il Governatore, aggiungendo che "ad oggi le perdite effettive al livello globale delle banche ammonta a 500 miliardi di dollari" (la raccolta di capitale è stata di 350 miliardi di dollari) "che è straordinaria, ma inferiore alle perdite". Secondo il governatore, comunque, i livelli di capitale si attestano comunque su dati superiori ai minimi regolamentari, anche se bisogna tener conto del prevedibile rallentamento del ciclo economico nei prossimi mesi e delle banche che affrontano questa fase con bilanci non ottimali, prospettando difficoltà per molte banche. Ma in Europa, comunque, la situazione non sarà catastrofica: "In Europa la situazione non è altrettanto stressata e al momento non c'è alcuna contrazione creditizia. Se però la crisi si estendesse fino a diventare sistemica - cosa che non è ancora accaduta - il rischio per le nostre banche e quelle europee diventerebbe quello di controparte". Cauto ottimismo, comunque, è stato espresso per la crescita economica per l'anno del 2009. E commentando i dati della Commissione europea sul Pil, ha sottolineato come i problemi economici siano strutturali e non solo imputabili a politiche economiche nazionali sbagliate: “Come gli altri soffriamo della flessione dell'export, degli investimenti in alcuni settori come quello delle costruzioni e di una staticità, stagnazione dei consumi” ha aggiunto Mario Draghi. Se il prezzo del petrolio continuerà a flettere, anche se fin'ora lo ha fatto in maniera molto timida, allora qualche spiraglio in più per la crescita economica ci sarà.