Nel 2009 non ci saranno provvedimenti attuabili dalla politica che potranno arginare la recessione economica. Anche con tutti i tagli nei settori dove si dovrebbe investire per un futuro miglioramento, come per esempio l'istruzione, la sanità, i diritti sociali. Le differenze tra Nord e sud andranno sempre più accentuandosi, e non solo per il federalismo fiscale che prevede un autofinanziamento delle Regioni (e dove non ci sono strutture o attività economiche di rilievo, a fronte di tanti lavoratori che sudano le proverbiali sette camicie, poco importa). Si prevede una contrazione del Pil dello 0,6% (contro il -0,3% nazionale), con picchi in Basilicata (-0,9%), Molise, Puglia e Calabria (-0,8 per cento), fanalini di coda della speciale classifica guidata dall'Emilia Romagna, salvata un modestissimo +0,1 per cento. Male, poi, il Sud, anche, sul fronte dell'occupazione (-0,3%) e nelle esportazioni, in calo dello 0,5 per cento. Ma a crollare sono, soprattutto, i consumi delle famiglie (-0,6%); nel resto d'Italia, la media dei cali si attesta al 0,2%: segno di un sempre maggiore divario tra le “Italie”. I dati sono divulgati da UnionCamere e Prometia, e vanno a far luce sulle difficoltà sempre maggiori de Mezzogiorno. Anche l'Istat ha divulgato dati non incoraggianti: la povertà al Sud è 4 volte superiore alla media nazionale (11%), e colpisce, soprattutto, le famiglie più numerose, con anziani e figli minorenni a carico. Il rimedio sarebbe investire, anziché detrarre e delocalizzare le produzioni, e consentire l'accesso al credito: questo sarebbe un fattore che aiuterebbe le imprese a finanziare le strutture e gli impianti. Le piccole e medie imprese sono la stragrande maggioranza dell'industria italiana, e soltanto con maggiore liquidità potrebbero dare uno slancio in avanti. Così, si stanno solo rallentando e costringendo al fallimento e al licenziamento del personale. E si sa che trovare lavoro, oggi, è sempre più un'impresa ardua. Anche il Nord-Est, comunque, solitamente area attiva grazie alle numerose industri, vivrà per i prossimi anni una grave stagnazione che porterà a una crescita zero. Calano così i consumi delle famiglie: si aggireranno, sia nel 2008 sia nel 2009, dello 0,3%, a causa dell'aumento dei prezzi delle materie prime e dei debiti delle famiglie. Le riduzioni maggiori sempre al Sud, soprattutto, in Molise e Campania (-0,7%), seguite da Puglia, Basilicata e Calabria (-0,6 per cento). I consumi calano anche per la mancanza di lavoro e di lavoro stabile, che ovviamente colpisce sempre più il Sud rispetto alle altre Regioni. Nel 2009, a livello nazionale l'occupazione aumenterà dello 0,1%, ma nel Sud, sarà in calo dello 0,3 per cento. Atteso, anche, un incremento del tasso di disoccupazione, che, in Italia, salirebbe, già quest'anno, al 6,8% (dal 6,1% del 2007) e al 7,2% nel 2009. A pagare lo scotto maggiore, sempre il Sud, dove continueranno a restare a casa l'11,8% di persone.