Dopo una breve boccata d'ossigeno, le borse del mondo di tutto il mondo hanno preso a perdere colpi. Pesantemente. Dopo qualche giorno di ripresa degli investimenti e delle transazioni commerciali (dovute prevalentemente alla spinta di fiducia positiva pronunciata dalle banche centrali e dai governi, anche con reali misure di liquidità creditizia e strategia finanziaria), infatti, gli indici hanno ripreso ad andare giù. Il mondo bancario e dei mutui, quello finanziario e del credito segue questa tendenza. In Italia, come nel resto d'Europa e del mondo capitalistico e liberista, in particolare, il settore del credito si trova in perenne difficoltà. Nel nostro paese, ad esempio, si legge sul Corriere.it, “sotto pressione in particolare il comparto bancario: nell’ambito dei titoli principali, per esempio, le quotazioni di riferimento di Popolare Milano e Intesa-Sanpaolo hanno registrato cali a due cifre, pari rispettivamente al 10,26% e al 10,13%. Meno pesanti i ribassi degli altri titoli creditizi, a parte Unicredit, sceso del 5,11%”. La situazione negativa, come precedentemente sottolineato, comunque, è generalizzata, così anche le altre piazze, e con riferimento sempre al settore delle banche, dei mutui, dei finanziamenti e del credito, vanno in rosso, per segnalare ancora una volta e con grande eco una situazione davvero allarmante e che coinvolge tutti i soggetti di una società economica: imprese, risparmiatori e consumatori. Ma a dare un qualche grado di respiro alle piazze di affari europee, sono state le parole del presidente della Banca Centrale d'Europa (la famigerata BCE), Jean Claude Trichet che ha ipotizzato un taglio dei tassi in occasione della riunione del prossimo 6 novembre. La decisione di tagliare nuovamente i tassi, ha aggiunto Trichet, dipenderà «dai dati in arrivo dalla congiuntura». La dichiarazione ha portato ad attenuare in alcuni casi i ribassi registrati durante la giornata. Ma le piazze del Vecchio Continente non frenano la corsa al ribasso per delle previsioni, nemmeno se a farle è Joaquin Almunia, Commissario Ue agli Affari Economici e Monetari, che ha provato ad azzardare sui tempi e sulla durata della crisi: «è impossibile valutare quanto durerà l'attuale turbolenza finanziaria ma, credo, almeno un anno [...] Non possiamo comunque tornare ad una situazione nella quale gli interessi reali siano negativi», aggiungendo che «come esperienza insegna, ciò può portare ad un eccessivo indebitamento, ad una minore percezione del rischio e a nuove bolle che finiscono sempre con lo scoppiare sulle nostre facce».
Beninteso che la crisi della banche, dei mutui e del credito in generale comincia a non riguardare soltanto l'occidente, ma anche i paesi in via di sviluppo che molto precocemente hanno sviluppato la speculazione e il rischio finanziario. Ultimo caso l'Ucraina. Ecco un sunto della situazione: il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha accordato un prestito di 16,5 miliardi di dollari all’Ucraina. Si legge da un comunicato del Direttore generale dell’istituzione finanziaria, Dominique Strauss-Kah che «una missione dell’Fmi e le autorità ucraine hanno raggiunto un accordo, presentato all’approvazione della direzione dell’Fmi e del consiglio esecutivo, per un programma economico da sostenere con un prestito di 16,5 miliardi di dollari», precisando che il comitato esecutivo si pronuncerà una volta approvati i «cambiamenti legislativi» che riguardano le banche del paese. L’Ucraina, infatti, si trova oggi in crisi di liquidità e in difficoltà politiche, con la convocazione di elezioni anticipate per il prossimo mese di dicembre.