In questi mesi d'estate il dibattito sulle pensioni diventa ancora più caldo ed escandescente. Ad accenderlo sono le posizioni del Governo per quanto riguarda l'ipotetico innalzamento dell'età pensionabile. Il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi, ha da una parte aperto a quella che può essere una chiara volontà della legislatura di mettere mano all'età in cui si può andare in pensione, naturalmente orientata ad aumentarla. Sulla stessa scia il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta che ha affermato che non si può non intervenire sulle pensioni, in una situazione di economia pubblica fortemente in difficoltà connessa alla trasformazione della società, e non si può intervenire che a partire dall'aumento dell'età pensionabile: “dobbiamo trovare i modi e le forme - ha detto - perché questo è il sistema per poter pagare le pensioni”. Se Sacconi, dunque, ritiene questa possibilità solo un ipotesi, che il Governo valuterà solo nei prossimi mesi, e non in via prioritaria, per Brunetta, la questione dell'età pensionabile diventa comunque un argomento prioritario per la politica economica dei prossimi mesi autunnali, soprattutto ritenendola una ormai questione ineludibile, troppe volte portata alla ribalta, ma mai affrontata con serietà ed efficacia. È questo, dunque, secondo il ministro esperto in economia, il momento più adatto per riportare sul tavolo delle trattative la questione tanto temuta e allo stesso tempo tanto cara a tutti gli italiani. Tavolo delle trattative che invece i sindacati non vogliono proprio sentir nominare. Né i sindacati maggiori, né buona parte dell'opposizione vogliono sentir parlare di modifiche, che nel Libro Verde di Sacconi prevedono due anni di innalzamento a partire dal 2013, idea comunque tutta da valutare sia in sede esecutiva che legislativa. Confindustria, comunque, ritiene l'idea una buona base su cui ripartire per un modello sociale del Welfare che venga incontro alla produttività delle imprese, a favore di una diminuzione dei costi che gravano su di esse, ancor prima di effettivi tagli fiscali che appesantiscono il sistema industriale italiano.