In Italia operano ben 327 fondi pensioni, e il mercato in questione non ha un andamento roseo. In linea con il mondo dei prestiti e dei mutui, infatti, quello dei fondi pensioni continua ad avere qualche difficoltà. Già a giugno i dati avevano evidenziato come il forte del comparto della previdenza complementare aveva deluso, le cui performance avevano già segnalato sviluppi deludenti rendendo la metà rispetto al Trattamento di Fine Rapporto (il così tanto bistrattato Tfr). Ma i dati sono stati aggiornati all'ultimo anno, e al 30 giugno la situazione non è confortante. Vediamo alcuni numeri. Solo quattro comparti (l'1% del totale) hanno battuto il 3,86% dalla rivalutazione del Tfr. La situazione migliora leggermente se la si valuta sui cinque anni: ci sono infatti 78 prodotti su 256 (quasi il 30%) che possono vantare una performance quinquennale sopra il 15,13% del Tfr netto. Ma i numeri possono variare anche di molto, sia sul breve che sul lungo periodo. Nei cinque anni per esempio i rendimenti dei primi 20 comparti vanno dal +25,70% al +51,31%, mentre gli ultimi 20 passano da un numero negativo, nel peggiore dei casi -14,35%, a un discreto +4,64% (dati pubblicati da Assogestioni - l'associazione italiana del Risparmio Gestito che rappresenta le SGR italiane, le società di investment management straniere operanti in Italia - rielaborati da MiaEconomia). Una situazione paradossale, che fa del contesto italiano un mondo tutto peculiare ed eccezionali di questo strumento finanziario, rispetto agli altri paesi europei. Una sfiducia che ha più di una ragione comunque, visto che negli ultimi anni, con l'andamento negativo delle borse americane e il calo del dollaro, il sistema dei fondi italiani ha praticamente dimezzato gli utili nel 2007, passando dagli 11,8 miliardi del 2006 a 6 miliardi. E simili saranno i dati del 2008. A spingere il Tfr, inoltre, negli ultimi tempi è stata anche l'inflazione, e anzi un eventuale ed ulteriore aumento dei prezzi al consumo nei prossimi anni minerebbe ancora di più i fondi pensione rispetto al Tfr.
Le polemiche si susseguono, e la Banca d'Italia, unitamente all'Assogestioni, continua a sottolineare come sia urgente intervenire normativamente in materia, svincolando le società del risparmio gestito dalla banche che poi ne sono i proprietari, dando quindi a quelle società piena autonomia. Ma le banche rispondono picche, e sottolineano come i problemi siano altri: ad esempio il fatto che i fondi puntano sull'azionario solo il 20% del proprio patrimonio. Bisogna osare di più.