MILANO
Le pozioni magiche sono il loro forte. Peccato che nel catalogo delle Winx manchi proprio la ricetta per combattere il cattivo andamento di Borsa. E gli uomini di Rainbow, la casa produttrice delle fortunate fatine televisive, hanno dovuto fare dietrofront. Niente quotazione per il momento, tutto rimandato al 2008. Le fatine sono in buona compagnia. La crisi dei mercati, nata in estate con la crisi dei mutui ad alto rischio americani (i cosiddetti «subprime») e che settimanalmente manda in altalena i listini di mezzo mondo, ha convinto molte prossime matricole a passare la mano, quattro nella sola ultima settimana. La prima a dare forfait, lunedì scorso, è stata Fri-El Green. La motivazione per il gruppo di Bolzano impegnato nella produzione e vendita di energie rinnovabili è ovviamente legata al mercato.
Con una particolare attenzione a quello Usa. Se l’offerta infatti reggeva in Italia e in Europa, i veri problemi sono giunti da Oltreoceano, dove i fondi hanno sostanzialmente ignorato l’offerta. Non restava che il dietrofront. Lo stesso cui sono state costrette altre società pronte allo sbarco sul listino, come il gruppo siderurgico veneto Sirma e la Waste Italia, specializzata nella gestione dei rifiuti. Finaval, attiva nel trasporto marittimo di prodotti energetici, ha semplicemente scelto invece di prolungare il periodo d’offerta e posticipare lo sbarco in Borsa al 5 dicembre, dall’originario 29 novembre. Questi ultimi episodi vanno ad allungare la lista degli abbandoni alla quotazione. Viasat, per esempio, aveva presentato domanda di quotazione tra la primavera e l’estate, ed era in attesa del via libera di Consob e Borsa Italiana.
Per la società specializzata in comunicazione satellitare se ne riparlerà nel primo semestre del 2008. Slitta in avanti anche l’approdo di Ktesios, specializzata nei finanziamenti ai lavoratori dipendenti attraverso la cessione del quinto dello stipendio. Un’ecatombe di matricole, insomma. «In questo clima di grande incertezza sui mercati - commenta Stefano Bellavita (Eidos Partners) - pesa il comportamento dei grandi investitori istituzionali che preferiscono concentrare le loro scelte su grandi capitalizzazioni. E le matricole di Piazza Affari sono per la gran parte piccole e medie». Non solo. «A una società debuttante sul listino e quindi poco conosciuta, preferiscono quelle già note e con una rilevante liquidità». Insomma, se sei matricola e in più sei piccola, in questo momento c’è poco da fare. Un problema anche per i fondi di private equity che negli ultimi anni hanno preso posizione in molti attori del «made in Italy» e che ora si trovano in difficoltà nelle operazioni di disinvestimento, che contemplano appunto la Borsa.
In mezzo a tante rinunce, c’è anche chi procede sulla strada della quotazione. Ma anche quando gli investitori decidono di dare fiducia a una storia industriale interessante, pretendono che il vantaggio sul prezzo sia assicurato. Di fronte ci sono troppi casi di recenti matricole che nelle ultime settimane hanno lasciato sul terreno anche il 30% del valore iniziale. Questo pesa sulle valutazioni in sede di offerta. È il caso, per esempio, di Maire Tecnimont, azienda di servizi di ingegneria oggi al debutto a Piazza Affari. La forchetta d’offerta oscillava tra 3,5 e 4,75 euro. Il mercato ha imposto lo sconto e il prezzo definitivo è sceso a 2,8 euro. Gli occhi, ora, sono puntati sull’offerta del Sole 24 Ore, che ha in programma il debutto a piazza Affari per il 6 dicembre.
Fonte: La Stampa