Il sistema del Welfare, così com'è strutturato oggi, peserà sempre di più sulla società. Ciò vuol dire che le generazioni di oggi dovranno destinare sempre più reddito, rispetto al passato, per coprire i costi della previdenza e dell'assistenza sociale (con particolare riferimento a quella sanitaria) delle precedenti generazioni. Sostanzialmente per due motivi. Il primo perché si devono ancora pagare gli interessi per i decenni di spesa incontrollata; il secondo per garantire, sempre alle generazioni future, il tasso di livello di vita che il sistema aveva previsto per le vecchie generazioni. Come dire che in passato sono stati fatti gravi errori di spesa pubblica, ma a pagarne le conseguenze saranno le nuove generazioni, e i beneficiari quelle vecchia, ovvero, lo sottolineiamo, quelle che hanno portato al collasso il sistema. Le conseguenze vanno proprio pagate, in tutti i sensi, perché ricadono, e lo faranno sempre di più, sugli stipendi dei lavoratori (super tassati) e sui servizi sociali e di previdenza (sempre meno efficienti). Non si tratta certo della scoperta del secolo, ma è una posizione di ragionamento economico legittimata ancora più incisivamente dal libro dal titolo La vita buona nella società attiva, del Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, già soprannominato Libro verde. Il libro, sostanzialmente, riprende ciò che da decenni i sociologi gridano inutilmente alla classe politica per quanto riguarda la protezione sociale. Grido che, dal Ministro viene riassunto così: “le tendenze demografiche, i grandi cambiamenti nella coscienza dei bisogni e nella struttura delle risposte, la globalizzazione sregolata e una crescita dell'economia che rimane al di sotto del potenziale stanno progressivamente sgretolando la rete delle vecchie certezze”. Per questo è necessario, rifondare il Welfare, a partire da tre elementi fondamentali: la crescita dei tassi di occupazione, quella della produttività del lavoro e, di conseguenze, dello sviluppo economico. Più soldi per più protezione, sostanzialmente. Ma anche meno spese inutili. La spesa pensionistica in Italia, infatti, assorbe quasi il 67% di quella sociale (quella sanitaria il 24; quella dell'assistenza l'8), ovvero il 6,8% del Pil! Cioè del Prodotto Interno Lordo, compresa la spesa sanitaria. Cifre destinate ad aumentare negli anni, perché invecchia la popolazione, e quella più giovane non riesce a pagare le spese di questa (ecco perché più occupazione e produzione come ricetta possibile a far fronte a questo sproposito). Ecco il senso dell'innalzamento dell'età pensionabile... ma come tampone temporaneo a un decesso annunciato: quello del Welfare moderno.