Sarà un Natale di festeggiamenti parchi per i tanti rimasti invischiati nella “trappola” dei mutui a tasso variabile. Anche a dicembre il valore delle rate è destinato a crescere e le previsioni per i prossimi mesi sono tutt’altro che confortanti. I rialzi saranno compresi in un range che va da 32 a 84 euro mensili, secondo le stime dell’Adusbef. In un anno il maggior esborso, a seconda dell’ammontare e della durata del finanziamento, potrebbe dunque superare mille euro. E stavolta la Banca centrale europea non c’entra nulla. O almeno non c’entra direttamente: il tasso di riferimento è infatti ancora ben saldo al 4% (in attesa delle prossime prevedibili strette). Ad acuire i malesseri del popolo degli indebitati sarà l’aumento fatto segnare dall’Euribor a un mese, che ieri ha raggiunto quota 4,901% (il valore massimo da sei anni a questa parte). Si tratta del tasso di interesse utilizzato dalle principali banche europee per le loro transazioni; un indicatore del costo del denaro a breve termine. Ed è anche considerato il tasso base per la definizione dei costi relativi ai mutui: secondo Mutuionline, su un campione di 36 banche che vendono prodotti a tasso variabile, il 64% lo vincolerebbe proprio all’Euribor a un mese, il 33% a quello a tre mesi, e il rimanente 3% al semestrale.
Scatta dunque (l’ennesimo) allarme liquidità per milioni di famiglie che dovranno recuperare in fretta circa 3,2 milioni di euro: «Grave responsabilità delle banche», tuonano ora le associazioni di consumatori che, nuovi riferimenti alla mano, adombrano uno scenario che ha dell’inquietante. Per esempio, chi ha acceso un mutuo a tasso variabile di centomila euro della durata di 10 anni, dovrà pagare 33 euro in più ogni mese (396 euro in più all’anno). Quest’ultimo regalo delle banche costerà quindi 3.960 euro al termine dei dieci anni. Chi avesse invece deciso di optare per una durata maggiore dell’ammortamento, forse farebbe meglio a concludere qui la lettura dell’articolo. Per gli impavidi: su un mutuo variabile di vent’anni graverà un aumento di 38 euro già a partire da questo mese. Ergo, 456 euro sull’anno, che si traducono in un esborso aggiuntivo finale di 9.120 euro. E ancora: lo stesso tipo di ammortamento, ma sulla base di un prestito di 200mila euro, comporterà incrementi di 76 euro (mese), 912 euro (anno), 18.240 euro (totale).
Con l’inflazione che, è notizia della settimana scorsa, è salita pericolosamente al 2,4% (il massimo degli ultimi tre anni), questa nuova tegola sui costi dei mutui si va a inserire in un quadro economico generale già piuttosto scoraggiante, completandolo amaramente.
Fonte: La Padania