Giovani, correte ai ripari e pensate da subito al vostro futuro. La scelta dell’università, infatti, per la maggior parte dei casi è una scelta che si fa in previsione di un futuro lavoro, che vi potrà garantire una vecchiaia in relativa tranquillità. Data la difficoltà d’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, e le conseguenti difficoltà che derivano sulla pensione d’anzianità, riscattiamo gli studi. Infatti, dal 1° febbraio 2008 secondo la legge 247 emanata nel 2007, ma ancora poco nota, gli anni che si passano sui libri possono essere conteggiati come effettivi anni di lavoro da sfruttare quindi per il calcolo pensionistico. Prima il riscatto doveva avvenire solo con l’entrata nel mondo del lavoro, avvalendosi di un contratto (con tutti i problemi che l’avere un contratto comporta, data la notevole espansione dei part – time e delle collaborazioni tempo determinato); adesso, ciò è ottenibile anche con la richiesta dei genitori. I giovani adesso devono pagare un contributo decennale (anziché di 5 anni) e senza interessi che può essere utilizzato dalla famiglia per una detrazione del 19%. Il riscatto si aggira intorno ai 4.500 euro per i neolaureati ancora in cerca di prima occupazione, che non offrono quindi un punto di riferimento per calcolare l’ammontare del riscatto; per chi avesse già un lavoro, il riscatto è proporzionato al reddito. I laureati che avessero già maturato esperienza lavorativa ma che al momento non abbiano occupazione, invece, vengono considerati i contributi versati nell’ultimo anno o in periodi più brevi, in caso di occupazioni di durata inferiore all’anno.