Che non sia un bel momento per le grandi banche svizzere, è un fatto chiaro. I due maggiori istituti, Ubs e Credit Suisse, sono stati colpiti duramente dalla crisi dei subprime Usa e nel primo trimestre 2008 registrano svalutazioni, perdite, tagli agli organici. Segno dei tempi, la stessa Banca nazionale svizzera ha chiuso in rosso i primi tre mesi, anche se in questo caso i mutui a rischio americani non c'entrano, sono piuttosto le dimensioni del rafforzamento del franco ad aver giocato un brutto scherzo all'istituto centrale elvetico.
Ubs e Credit Suisse stanno cercando il rilancio, la prima ha anche cambiato il vertice, facendo uscire Marcel Ospel e affidando la presidenza del cda a Peter Kurer, affiancato dal vice presidente non esecutivo Sergio Marchionne. Entrambe le due big elvetiche tentano di trarre lezione dagli errori compiuti, ridando centralità alla tradizionale e redditizia gestione di patrimoni e riducendo invece le attività di investment banking ed i rischi ad esse legati. Intanto devono affrontare un 2008 in vario modo segnato dall'onda lunga dei subprime.
La Borsa segnala che una parte degli operatori e degli analisti ritiene che la crisi delle due grandi banche sia nella seconda parte del tunnel, che l'uscita sia forse meno lontana. Il titolo Ubs in marzo ha toccato i minimi, a 25 franchi, ed ora è attorno ai 37 franchi. Certo, siamo ben lontani dagli 80 franchi di un anno fa, ma una ripresina c'è. Stesso discorso per il Credit Suisse: i minimi del mese scorso erano a 45 franchi, ora la quotazione è attorno ai 58 franchi, contro i circa 90 franchi di dodici mesi fa. La risalita potrebbe continuare, a patto che non vi siano altre brutte sorprese con le svalutazioni dovute ai mutui Usa.
Per l'intero Sistema-Svizzera le perdite dei due giganti bancari, con il corollario del rosso Bns, sono state uno choc. L'economia elvetica subisce un danno, anche se le cifre mostrano una sua buona resistenza. E poi, c'è il danno all'immagine della piazza elvetica, capitale bancaria. A parziale consolazione vi è il buon andamento di molte banche svizzere medie e piccole, le cui attività sono rimaste centrate proprio sulla gestione di patrimoni (private banking). Per Ubs e Credit Suisse ora c'è la sfida della risalita, per i loro conti ed anche un po' per la Svizzera.
fonte: il Sole 24 Ore