A causa dello sciopero dei pescatori, un banchetto a base di pesce sta diventando un miraggio. Non trovare il pesce fresco, quello pescato nei nostri mari o in quelli di Francia, Spagna e Grecia, sarà veramente un problema. Già ieri le scorte nei magazzini toscani eranè sufficiente neppure quello d’importazione, e bar, ristoranti, pescherie vorrebbero ricevere solo un miracolo che consentisse la moltiplicazione delle loro riserve. Al Mercato coperto di Livorno su 12 banchi hanno aperto solo in quattro. Alcune pescherie in tutta Italia hanno già chiuso la serranda. La protesta coinvolge tutte le flottiglie di barche e pescherecci in tutte le Regioni. Neppure ricorrendo al pesce francese e spagnolo si può arginare la crisi: le loro reti sono in secca da più giorni che qui in Italia. L’importato fa da calmiere: se le orate o i branzini fossero pescati solo dalle nostre parti costerebbero anche 80 o 90 euro. Con le qualità estere si riesce a mantenere il prezzo sui 35-40. Anche così però, il prezzo di alcune tipologie di pesce ha lo stesso prezzi a dir poco esorbitanti. Si alimenta così il mercato del pesce d’allevamento. Tra l’altro, si incrementa anche il mercato di chi pesca senza adeguate licenze e lucra sul pescato, danneggiando ulteriormente i pescatori in sciopero. Tutto questo perché l’oro nero diventa sempre più prezioso, in tutti i sensi. Basti pensare che un anno fa il gasolio costava circa la metà del prezzo attuale, di quasi 0.90 centesimi a litro. Dato che spesso sono piccoli pescatori a andare per mare, non possono permettersi di spendere oltre i 5000 euro per pescare, spesso mettendo a repentaglio la propria vita. Sono cinque le proposte che i pescatori portano avanti: il raddoppio dei fondi europei per il fermo temporaneo, misure fiscali con la conferma di benefici fiscali e previdenziali e un regime Iva agevolato (dal 10% al 4%), oltre alla detassazione degli aiuti Ue, una deroga temporanea alla normativa europea sugli aiuti di Stato per interventi utili a sostenere la crescita della dimensione aziendale delle imprese, un rilancio della ricerca energetica per ridurre la dipendenza del settore dal gasolio, che in ogni caso, chiedono i pescatori, dovrebbe scendere alle quote di un anno fa. La clientela insomma avrà solo il pesce d’aprile.