Bankitalia emette un bollettino di guerra: gli stipendi dei dipendenti delle famiglie italiane, specie monoreddito, sono ferme da ben 6 anni. Si moltiplica così anche l’attenzione verso questo disagio sentito da tutti: molti tg nazionali, anche se con patetismi di varia natura, ogni giorno trasmettono le immagini di famiglie che sono costrette a vivere con pochi euro al mese, una volta che sono state detratte dallo stipendio le spese per le bollette e la casa. I mutui sono un cappio al collo delle famiglie: è difficili averli, e una volta ottenuti sono sempre più difficili da poter onorare (v. post del 24/01/08),costringendo molti italiani a ricorrere nelle mani degli usurai o a sentirsi “in gabbia”, disonorati, sempre più spesso con la voglia di porre fine una vita di stenti. E pensiamo che il 26% delle famiglie è indebitato, mentre il 13% è sulla soglia della povertà.
Il reddito dal 2000 al 2006 ha registrato un incremento pressoché nullo dello 0,3%, a fronte del costo della vita aumentato in maniera esponenziale. Nell’ultimo anno, invece, pare che la situazione stia molto lentamente riprendendo quota, forse anche grazie alla politica fiscale – e di tagli ai servizi- adottata finora. I dati diffusi parlano di un maggiore incremento, davvero incredibile, del 5,6% al Sud contro lo 0,7% del Nord, per l’aumento di lavoratori attivi. Proprio tra i lavoratori esistono grandi differenze: l’istruzione sembra il dato più rilevante, poiché Bankitalia afferma che il personale laureato ha maggiori possibilità di trovare un lavoro e che sia decentemente retribuito. Probabilmente costoro fanno parte di quel 13% di lavoratori autonomi che hanno visto in incremento –seppur lieve- nella loro busta paga. Ma anche al loro interno si devono fare distinzioni molto precise: aumentano sì gli stipendi, ma soprattutto degli artigiani o dei titolari di piccole imprese magari familiari. Tra queste imprese vanno compresi gli esercizi commerciali, che a fronte di un ingannevole aumento delle entrate, devono fare anche fronte a un maggiore incremento dei costi per mantenere le attività: tasse, personale, merce… i lavoratori atipici, neanche a dirlo, sono coloro che hanno la situazione peggiore. E che rischiano di trovarsi non solo senza lavoro dall’oggi al domani, ma anche senza contributi per le pensioni.