Tasso fisso e variabile
In una relazione di Assofin, l’associazione per il credito al consumo e il mercato immobiliare, si evidenzia che nell’anno passato si è riscontrato un aumento del 12% delle erogazioni a tasso fisso, determinando così un elevato recupero nei confronti dei tassi variabili che, tuttavia, mantengono il primato delle preferenze con il 64%.
Completamente opposta, invece, la situazione per quel che concerne le erogazioni on line in cui, stando ai dati di Mutuion line.it, il fisso ha superato il variabile, raggiungendo il 66%.
Ma che cosa si intende con le parole fisso e variabile?
Con questi due termini ci si trova a dover fare i conti (in tutti i sensi) quando si richiede un mutuo ipotecario.
Scegliendo il tasso fisso, il cliente dovrà pagare una rata di partenza più alta, avendo però la certezza che, durante l’arco del finanziamento, l’importo non subirà variazioni.
Optando invece per il tasso variabile, all’inizio si avrà una rata, o meglio uno spread (margine applicato dalla banca sul costo del denaro fissato dalla Banca centrale Europea) più basso, prendendo tuttavia in considerazione l’ipotesi che questo possa incrementare o decrescere a seconda delle variazioni dei tassi di riferimento.
Il cambiamento di trend riscontrato in questo ultimo periodo è stato dettato dai rialzi di interesse, attuati dalla BCE, che hanno reso i debiti contratti a tasso variabile più cari di 1,75 punti base, determinando così, per fare un esempio, un aumento della rata mensile di 100 euro circa per chi ha sottoscritto un muto di 100 mila euro.
“Il risparmio che si ottiene con un mutuo a tasso variabile rispetto al fisso – ha dichiarato il vicepresidente di Mutu on line.it Roberto Anedda - si è assottigliato allo 0,5% rispetto al 2% di due anni fa”. Parole e dati che evidenziano quanto, in questo periodo, sia aumentata la convenienza del tasso fisso.
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