Tasso misto, variabile e con cap
Nonostante i sette rialzi consecutivi dei tassi di interesse operati dalla Banca Centrale Europa e il consequenziale incremento dei debiti contratti a tasso variabile possano far spostare, almeno in questo momento l’ago della bilancia in favore del tasso fisso, restano comunque dei vantaggi insiti nella sottoscrizione di un mutuo a tasso variabile.
Per prima cosa, molti analisti sono convinti che, nonostante la previsione di un ulteriore ondata rialzista (che potrebbe raggiungere il 4,5%, avvicinandosi al 4,75%, massimo storico raggiunto dall’ Ue nel 2000), successivamente avverrà una stabilizzazione dei tassi, con conseguente diminuizione.
La seconda ragione è costituita dalla rigidità della politica monetaria e dalla forza dell’euro sul dollaro che non dovrebbe permettere ritocchi al rialzo del costo del denaro. Tuttavia, per gli scettici e coloro che si trovano in bilico nello scegliere tra il fisso e il variabile, si può optare per una sorta di compromesso, cioè il mutuo variabile a rata costante.
Questa soluzione consiste semplicemente nell’usufruire dei vantaggi del tasso variabile, soprattutto in termini di costi e, allo stesso tempo, di quelli del fisso, con una rata invariabile.
In sostanza, piuttosto che impostare il mutuo sulla quota rateale, ci si concentra sulla durata del finanziamento, attuando un aumento o una riduzione del numero delle rate da pagare, in base al rapporto tra rialzi e ribassi dei tassi europei.
Se questa soluzione non risultasse soddisfacente, si può
sempre optare per il tasso misto, che occupa il 12% del
mercato e che permette il cambiamento dal fisso al variabile in base alle fluttuazioni del mercato; oppure il mutuo variabile
con cap, grazie al quale viene fissata una soglia di sbarramento, al di là della quale la rata non può aumentare.
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